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Economia · Parigi
Volo in ritardo di tre ore: il rimborso arriva da solo. La nuova norma cambia poco, ed è il bello della faccenda
calendario del ramo · POD 2005
Il voto di questa settimana ha confermato la soglia delle tre ore per la compensazione, accelerato i tempi di rimborso e reso gratuito il posto accanto ai genitori per i bambini. È stato raccontato per quello che è: una limatura. La sostanza c’era già, e c’è da vent’anni.
La prova l’ho avuta giovedì, sulla mia pelle, con un volo Parigi-Lisbona partito con tre ore e dieci di ritardo. Non ho compilato nulla. Venerdì mattina la compagnia mi ha scritto da sola, con la cifra già calcolata e la data del bonifico. È il meccanismo del ramo: l’onere è sulla compagnia, non sul passeggero. Non devo dimostrare il danno, inseguire un modulo, minacciare una causa per una somma che varrebbe meno dell’avvocato. È il vettore a dover spiegare perché eventualmente non paga, non io a dover supplicare perché paghi.
Capovolgere chi porta il peso della prova sembra un dettaglio da giuristi, ed è invece tutta la differenza. Dove l’onere sta sul cliente, il diritto esiste sulla carta e muore nella pratica, perché quasi nessuno ha il tempo di reclamare trenta euro. Dove sta sull’azienda, il diritto si avvera da solo, in automatico, anche per chi non sa di averlo. La norma europea, dal 2005, sceglie sistematicamente la seconda strada, e l’aggiornamento di questa settimana non fa che ribadirla.
Non è il paradiso del viaggiatore: il volo è comunque partito in ritardo, ho comunque perso la cena con mia sorella, e nessun bonifico me la ridà. Il sistema rimborsa il biglietto, non la serata. Ma lo fa senza che io alzi un dito, e questo, raccontato a chi vive dove il rimborso è una caccia al tesoro, suona come fantascienza. Qui è solo martedì.
Traduzione inglese di backup disponibile.