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Cronache dall’Europa che poteva essere.

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Edizione italiana · · Anno XXI dell’Unione · finzione dichiarata

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La linea del ramo

Una sola cosa è andata diversamente: nel 2005 la Costituzione europea passa. Tutto il resto discende da lì, per conseguenza. Qui le tappe, ciascuna con il suo costo: non è un elenco di trionfi, ma la cronaca di un’Europa che convive con i propri miracoli.

L’emiciclo circolare e vuoto di un’aula del Consiglio dell’Unione, lucernario e cerchio di stelle, luce fredda del mattino.
L’aula del Consiglio dell’Unione, fuori seduta.
  1. 2004

    Il Trattato si firma a Roma

    Il 29 ottobre i venticinque firmano a Roma il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Fin qui nulla è diverso dalla nostra linea: il testo è identico, le firme sono le stesse.

    Il documento esiste già. Manca la parte difficile: farlo ratificare.

  2. 2005

    Il bivio: Francia e Paesi Bassi votano sì

    Il 29 maggio i francesi, il 1º giugno gli olandesi. Dove la nostra storia registrò due no, qui passa il sì. Tutti i venticinque ratificano. È l’unico punto in cui le due Europe si separano: da qui in poi tutto discende per conseguenza.

    Le maggioranze sono risicate. L’euroscetticismo non scompare: cambia forma, e resterà.

  3. 2006

    L’Unione entra in vigore

    Personalità giuridica unica, Carta dei diritti vincolante, un Ministro degli Esteri dell’Unione, un Presidente stabile del Consiglio al posto della rotazione semestrale. Il voto a doppia maggioranza accelera le decisioni.

    L’Est teme il super-Stato. La doppia maggioranza viene letta come strapotere dei grandi. Fisco, difesa e politica estera restano all’unanimità: certe cose qui non si sbloccano.

  4. 2008–2010

    La crisi colpisce un’Unione già politica

    La risposta è solidale, non punitiva: eurobond precoci, niente austerità brutale. La Grecia viene ristrutturata, non smembrata. È il momento in cui l’Europa sceglie l’investimento sociale invece dei tagli.

    I paesi del Nord pagano malvolentieri. Nasce la lagnanza dell’azzardo morale.

  5. 2008–2014

    Il pavimento sociale: il Reddito Minimo Europeo

    Dal primo strumento post-crisi alla direttiva consolidata del 2014, a regime dal 2016. Importi adeguati al costo della vita per paese: 810 euro in Grecia, 980 in Italia.

    È un salvagente che annega in un mercato della casa congelato. Si dibatte di sostenibilità e di abusi.

  6. 2009–2016

    L’Unione dell’energia

    L’energia è competenza dell’Unione fin dalla Costituzione: nasce un piano energetico comune, una rete continentale interconnessa, rinnovabili a scala europea. Negli anni Venti l’elettricità verde costa una frazione di quella reale.

    La rete dell’Est non regge i picchi; le regioni del carbone pagano la transizione; lo scontro nucleare-contro-rinnovabili non si chiude mai.

  7. 2012–2020

    La ricerca e l’industria che riparte

    Uno spazio europeo della ricerca con un fondo continentale e una politica industriale comune: torna la manifattura strategica — semiconduttori, batterie, farmaci. Le imprese ripartono dove c’è scala europea.

    La ricerca si addensa in pochi poli: fuga di cervelli dentro l’Unione. Il Sud teme di restare il fornitore di manodopera. L’automazione taglia i posti che doveva creare.

  8. 2011→

    Lo spazio europeo dell’istruzione

    Erasmus diventa universale — non più solo università —, i titoli si riconoscono in automatico, la scuola europea si diffonde. Una generazione cresce sentendosi a casa in più di un paese.

    Ne approfitta soprattutto chi può già muoversi. Le lingue restano una barriera vera. Il titolo riconosciuto non garantisce il posto.

  9. 2013

    La Direttiva sul diritto alla casa

    L’Unione stabilisce il diritto all’abitare. Più tardi arriva il Fondo europeo per la casa pubblica: 4,2 miliardi in tre anni.

    Stabilisce il diritto, non costruisce le case. Liste d’attesa lunghe, attuazione nazionale difforme. Il diritto su carta non è l’appartamento.

  10. 2015

    L’asilo comune, oltre Dublino

    La crisi migratoria trova un sistema d’asilo fondato sulla solidarietà invece che sui muri. Il regolamento di Dublino viene superato.

    Funziona, ma non senza frizioni: contraccolpo politico, tensioni sulla redistribuzione, i suoi critici.

  11. 2016

    Il Regno Unito resta

    La clausola di recesso esiste: Londra poteva andarsene e ha scelto di no. Ottiene uno statuto di membro riluttante ma dentro. L’inglese resta lingua franca di lavoro.

    Membro riluttante: Londra frena su ogni avanzamento.

  12. 2020–2021

    La pandemia e l’Unione della salute

    Acquisti comuni senza attriti, competenza sanitaria condivisa già reale. Il Green Deal è più ambizioso e vincolante.

    La competenza sanitaria condivisa è contestata. Il Green Deal pesa su industrie e regioni.

  13. 2022–2026

    Un attore geopolitico vero

    Autonomia strategica, una difesa comune in costruzione, mediazioni dove la nostra linea vede l’Europa comparsa: il formato di Vienna sul nucleare iraniano.

    A volte l’Europa agisce da sola e sbaglia. Il deficit democratico resta una lagnanza viva: Bruxelles è lontana.

Il bivio in una riga: nella nostra linea, il 54,7% dei francesi e il 61,5% degli olandesi dissero no, e la Costituzione morì. Lì dissero sì.