La linea del ramo
Una sola cosa è andata diversamente: nel 2005 la Costituzione europea passa. Tutto il resto discende da lì, per conseguenza. Qui le tappe, ciascuna con il suo costo: non è un elenco di trionfi, ma la cronaca di un’Europa che convive con i propri miracoli.
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2004
Il Trattato si firma a Roma
Il 29 ottobre i venticinque firmano a Roma il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa. Fin qui nulla è diverso dalla nostra linea: il testo è identico, le firme sono le stesse.
Il documento esiste già. Manca la parte difficile: farlo ratificare.
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2005
Il bivio: Francia e Paesi Bassi votano sì
Il 29 maggio i francesi, il 1º giugno gli olandesi. Dove la nostra storia registrò due no, qui passa il sì. Tutti i venticinque ratificano. È l’unico punto in cui le due Europe si separano: da qui in poi tutto discende per conseguenza.
Le maggioranze sono risicate. L’euroscetticismo non scompare: cambia forma, e resterà.
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2006
L’Unione entra in vigore
Personalità giuridica unica, Carta dei diritti vincolante, un Ministro degli Esteri dell’Unione, un Presidente stabile del Consiglio al posto della rotazione semestrale. Il voto a doppia maggioranza accelera le decisioni.
L’Est teme il super-Stato. La doppia maggioranza viene letta come strapotere dei grandi. Fisco, difesa e politica estera restano all’unanimità: certe cose qui non si sbloccano.
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2008–2010
La crisi colpisce un’Unione già politica
La risposta è solidale, non punitiva: eurobond precoci, niente austerità brutale. La Grecia viene ristrutturata, non smembrata. È il momento in cui l’Europa sceglie l’investimento sociale invece dei tagli.
I paesi del Nord pagano malvolentieri. Nasce la lagnanza dell’azzardo morale.
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2008–2014
Il pavimento sociale: il Reddito Minimo Europeo
Dal primo strumento post-crisi alla direttiva consolidata del 2014, a regime dal 2016. Importi adeguati al costo della vita per paese: 810 euro in Grecia, 980 in Italia.
È un salvagente che annega in un mercato della casa congelato. Si dibatte di sostenibilità e di abusi.
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2009–2016
L’Unione dell’energia
L’energia è competenza dell’Unione fin dalla Costituzione: nasce un piano energetico comune, una rete continentale interconnessa, rinnovabili a scala europea. Negli anni Venti l’elettricità verde costa una frazione di quella reale.
La rete dell’Est non regge i picchi; le regioni del carbone pagano la transizione; lo scontro nucleare-contro-rinnovabili non si chiude mai.
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2012–2020
La ricerca e l’industria che riparte
Uno spazio europeo della ricerca con un fondo continentale e una politica industriale comune: torna la manifattura strategica — semiconduttori, batterie, farmaci. Le imprese ripartono dove c’è scala europea.
La ricerca si addensa in pochi poli: fuga di cervelli dentro l’Unione. Il Sud teme di restare il fornitore di manodopera. L’automazione taglia i posti che doveva creare.
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2011→
Lo spazio europeo dell’istruzione
Erasmus diventa universale — non più solo università —, i titoli si riconoscono in automatico, la scuola europea si diffonde. Una generazione cresce sentendosi a casa in più di un paese.
Ne approfitta soprattutto chi può già muoversi. Le lingue restano una barriera vera. Il titolo riconosciuto non garantisce il posto.
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2013
La Direttiva sul diritto alla casa
L’Unione stabilisce il diritto all’abitare. Più tardi arriva il Fondo europeo per la casa pubblica: 4,2 miliardi in tre anni.
Stabilisce il diritto, non costruisce le case. Liste d’attesa lunghe, attuazione nazionale difforme. Il diritto su carta non è l’appartamento.
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2015
L’asilo comune, oltre Dublino
La crisi migratoria trova un sistema d’asilo fondato sulla solidarietà invece che sui muri. Il regolamento di Dublino viene superato.
Funziona, ma non senza frizioni: contraccolpo politico, tensioni sulla redistribuzione, i suoi critici.
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2016
Il Regno Unito resta
La clausola di recesso esiste: Londra poteva andarsene e ha scelto di no. Ottiene uno statuto di membro riluttante ma dentro. L’inglese resta lingua franca di lavoro.
Membro riluttante: Londra frena su ogni avanzamento.
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2020–2021
La pandemia e l’Unione della salute
Acquisti comuni senza attriti, competenza sanitaria condivisa già reale. Il Green Deal è più ambizioso e vincolante.
La competenza sanitaria condivisa è contestata. Il Green Deal pesa su industrie e regioni.
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2022–2026
Un attore geopolitico vero
Autonomia strategica, una difesa comune in costruzione, mediazioni dove la nostra linea vede l’Europa comparsa: il formato di Vienna sul nucleare iraniano.
A volte l’Europa agisce da sola e sbaglia. Il deficit democratico resta una lagnanza viva: Bruxelles è lontana.
Il bivio in una riga: nella nostra linea, il 54,7% dei francesi e il 61,5% degli olandesi dissero no, e la Costituzione morì. Lì dissero sì.