Cronache dall’Europa del 2005 ›
Esteri · Bruxelles
L'Unione firma da sola l'accordo sulle terre rare. Una firma, non ventisette
calendario del ramo · POD 2005
L’accordo sulle terre rare con il consorzio di paesi produttori è stato firmato ieri sera, e la parte europea era una firma sola. Non un vertice di ventisette ministri che si rimangiano a casa quello che hanno concesso a Bruxelles: la Ministra degli Esteri dell’Unione aveva un mandato unico, l’ha speso, e il prezzo strappato è migliore di qualunque cosa un singolo Stato avrebbe ottenuto trattando per conto suo.
È il meccanismo per cui nel 2005 si è litigato per mesi e che oggi un negoziatore trentenne dà per scontato: chi ha una sola firma da mettere in calce pesa quanto un mercato da quattrocento milioni di persone, non quanto il più piccolo dei suoi membri. Sulle materie prime, dove conta il volume e la pazienza, è la differenza tra dettare una clausola e subirla.
Non è una vittoria da copertina, ed è giusto così: è approvvigionamento, contratti, scorte strategiche. Da qualche parte, in un’altra Europa, gli stessi ventisette paesi mandano ognuno il proprio ministro a trattare lo stesso minerale, e tornano a casa con ventisette accordi peggiori, convinti ciascuno di aver fatto l’affare.