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Cronache dall’Europa che poteva essere.

Punto di svolta: 2005 ›

Edizione italiana · · Anno XXI dell’Unione · finzione dichiarata

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Cronaca dall'Europa che poteva essere. Punto di svolta: 2005.

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Società · Metamorfosi (Tessaglia)

Il villaggio che ha votato per andarsene. La ricollocazione è pagata e ordinata, e fa male lo stesso

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Una collina con le prime case nuove del villaggio ricollocato alla luce calda del pomeriggio, cantieri ordinati, ulivi intorno.
Il sito nuovo, due chilometri più in alto. Le prime case sono pronte per l'autunno.

Hanno votato in novantacinque su cento per andarsene. Il villaggio di Metamorfosi, in Tessaglia, è finito sott’acqua tre volte in quattro anni, e quando il fondo europeo per l’adattamento ha messo sul tavolo l’alternativa — non un altro muro contro il fiume, ma un sito nuovo due chilometri più in alto, costruito e pagato — la gente ha scelto in un referendum. La ricollocazione non è una fuga: è una procedura, finanziata, con le case nuove già in cantiere e una data per il trasloco.

È qui che il ramo fa la differenza che si vede a occhio nudo. Esiste un programma continentale per il ritiro gestito dalle zone che il clima ha reso invivibili: non un sussidio una tantum dopo il disastro, ma un percorso deciso prima, con i soldi stanziati una volta sola e un’autorità che li spende senza aspettare la colletta. Per questo a Metamorfosi non si discute se ci saranno le risorse — ci sono — ma solo dove mettere la scuola nuova e se il cimitero si sposta o resta. Discussioni che si possono permettere solo le comunità a cui qualcuno garantisce le spalle.

E però. Novantacinque su cento hanno votato sì, e quasi tutti piangevano mentre lo dicevano. La signora Eleftheria, ottantun anni, ha firmato per il trasloco e poi è rimasta seduta sulla soglia di una casa che non esisterà più tra un anno. “Pagano tutto,” mi ha detto. “Non possono pagare questo.” Aveva ragione. Il fondo ricostruisce i muri, sposta le tubature, compra gli ulivi nuovi. Non sposta i sessant’anni passati in quella cucina, non ricolloca i morti che restano nel camposanto di sotto. La soluzione del ramo è la migliore che esista, ed è comunque una sconfitta: si va via perché il fiume ha vinto.

Questa è la cosa onesta da scrivere. Altrove, un villaggio così aspetta l’alluvione successiva senza alternative, e quando arriva si conta i danni da solo. Qui ha un posto dove andare, costruito e pronto. È infinitamente meglio. E non basta a far sembrare giusto andarsene da casa propria. Le due verità non si elidono: il ramo ha fatto tutto il possibile, e il possibile non era abbastanza per Eleftheria.

Traduzione inglese di backup disponibile.