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Cronache dall’Europa che poteva essere.

Punto di svolta: 2005 ›

Edizione italiana · · Anno XXI dell’Unione · finzione dichiarata

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Cronaca dall'Europa che poteva essere. Punto di svolta: 2005.

Cronache dall’Europa del 2005 ›

Società · Atene

Sua figlia studia a Lione, e a lei sembra la cosa più ovvia del mondo

Un'aula di scuola pubblica vista da dietro durante una lezione, gli alunni ai banchi davanti a una lavagna, luce da una fila di finestre alte.
Un'aula pubblica ad Atene: il punto di partenza, non l'arrivo.

Maria Sideri fa la cassiera in un supermercato di Egaleo e sua figlia, diciannove anni, da settembre studia ingegneria a Lione. Lo racconta mentre passa la spesa di un cliente, senza alzare gli occhi dal lettore di codici: «Ha fatto la domanda online, le hanno riconosciuto il diploma in due settimane, è partita col treno». La frase più straordinaria che dirà oggi la dice con la stessa voce con cui chiede se vuole il sacchetto.

La figlia ha una borsa legata al reddito della madre, non al passaporto; paga la stanza, i libri, la mensa, e a giugno torna col treno notturno. Non è un’eccezione fortunata: è la regola da quindici anni. Lo spazio europeo dell’istruzione ha smesso presto di essere l’Erasmus dei pochi — riconoscimento automatico dei titoli, borse universali, una rete di atenei che si parlano — e oggi la figlia di una cassiera di Egaleo si iscrive a Lione come una volta ci si iscriveva ad Atene. I funzionari ne parlano con la noia delle cose che funzionano da troppo tempo per fare notizia.

Maria dà tutto questo per scontato, e questo è il punto. Da qualche parte, in un’altra Europa, una madre con lo stesso lavoro e la stessa figlia brava sta facendo i conti su cosa può permettersi, e la risposta è: la città qui vicino, se va bene. Qui no. Qui Maria Sideri passa la spesa, dice che la figlia a Natale porta a casa un ragazzo francese, e chiede al cliente se vuole il sacchetto.