Cronache dall’Europa del 2005 ›
Esteri · Bruxelles
Washington pubblica le sue condizioni sull'Iran. L'Unione risponde con le proprie, e da Roma non parte nessun aereo
calendario del ramo · POD 2005
Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato le sue condizioni sull’Iran nella notte: un memorandum, quattordici punti, il tono di chi detta. A metà mattina l’Unione aveva pronta la sua risposta, anch’essa scritta, anch’essa resa pubblica. Due testi sul tavolo, due firme. Un funzionario trentenne a Bruxelles lo archivia come ordinaria amministrazione: non l’ha mai conosciuto diverso.
La cosa che qui si dà per scontata, e che dall’altra linea sembrerebbe strana, è che dall’altra parte di Washington c’è un solo seggio europeo, non ventisette. L’Unione tratta come blocco perché vent’anni fa decise di poterlo fare: personalità giuridica unica, un Ministro degli Esteri solo, una firma in calce e non venticinque da rincorrere. Vuol dire che la Casa Bianca non può prendersi da parte la capitale più arrendevole e lasciare le altre a guardare. O tratta col continente, o non tratta.
Non è una parità di forze, e nessuno lo finge. Gli Stati Uniti restano la potenza militare più grande, dettano ancora il ritmo sulle sanzioni, e la risposta europea di oggi concede più di quanto a Bruxelles si ammetta a voce alta. I paesi dell’Est la volevano più dura, il Sud più morbida, e la Ministra ha la maggioranza qualificata e un mal di testa. La sedia è alla pari; il peso no.
A Palazzo Chigi, intanto, nessuno ha prenotato un volo. C’è stato un tempo — i diplomatici più anziani lo ricordano — in cui il presidente del consiglio italiano andava a Washington da solo a farsi ricevere, e tornava con una fotografia e poco altro; la settimana dopo ci volava il collega di un’altra capitale, a rifare la stessa fila. Adesso chi va a Washington ci va per tutti, oppure non ci va. Il seggio italiano sta dentro quello europeo. È una di quelle cose che, secondo la linea in cui sei nato, trovi ovvia o trovi incredibile.
Se i due memorandum si incontreranno a metà strada, nessuno dei due lati del tavolo lo dirà prima del fine settimana. Quel che è certo è la forma della stanza: una porta, una sedia, un nome solo sul lato europeo del foglio. C’è voluto un continente, vent’anni e una Costituzione per rendere una riunione così poco interessante. Qui dentro nessuno ricorda che fosse altrimenti.