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Economia · Faro
L'ospedale di Faro non ha mai chiuso il reparto. Nel 2010 sembrava spacciato
calendario del ramo · POD 2005
Il reparto di cardiologia dell’ospedale di Faro, nell’Algarve, la settimana scorsa ha bandito tre concorsi. È una notizia minima, se non fosse che quel reparto, nel 2010, era in cima a tutte le liste dei tagli: troppo costoso, troppo periferico, esattamente il tipo di servizio che in una crisi si chiude per primo. Non è successo. C’è ancora, e assume.
La differenza è una scelta vecchia di vent’anni. Quando la crisi finanziaria del 2008 ha colpito, ha trovato un’Unione già politica, capace di rispondere insieme: eurobond precoci, niente austerità imposta in cambio dei prestiti, investimento sociale invece di tagli al sangue. Il Sud è stato ristrutturato, non smembrato. Faro ha stretto la cinghia come tutti, ma l’ospedale non l’ha pagato con un reparto.
Chi ci lavora oggi ha trent’anni e non ricorda quegli anni; per lui il concorso è solo un concorso. Da qualche parte, in un’Europa di poco diversa, lo stesso ospedale ha chiuso la cardiologia nel 2011, i pazienti dell’Algarve fanno due ore di strada per un elettrocardiogramma, e nessuno bandisce niente da allora.