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Europa · Lione
L'Unione mette al bando i «svestitori» con l'AI. Una sedicenne di Lione: «Era già illegale, no?»
calendario del ramo · POD 2005
Il voto di questa settimana ha chiuso una falla tecnica: le applicazioni che generano nudi falsi a partire da una foto vera rientrano ora, esplicitamente, fra gli usi vietati. La cronaca di Bruxelles l’ha trattata per quello che è dal punto di vista del diritto del ramo, cioè un aggiornamento manutentivo. La carta dei diritti digitali, parte della Costituzione dal 2005, già diceva che la tua immagine è tua. Il legislatore ha solo aggiornato l’elenco delle macchine che provano a dire il contrario.
Ho chiesto a una studentessa di un liceo di Lione cosa ne pensasse. Mi ha guardato senza capire la domanda. “Era già illegale, no? Se qualcuno lo fa lo segnali e la piattaforma deve toglierlo entro la giornata, altrimenti paga lei.” Sì, le ho detto, ma altrove non funziona così: altrove la ragazza nella foto deve dimostrare il danno, ingaggiare un avvocato, sperare che il server non sia all’estero. Ha pensato un istante e ha detto: “Allora altrove è messo male.”
È esattamente questo lo scarto. Nel ramo, l’onere è capovolto: non è la vittima a inseguire la prova, è la piattaforma a doverla prevenire, perché risponde di default. Vent’anni di giurisprudenza su una sola carta hanno reso ovvio un principio che resta una battaglia aperta dove quella carta non c’è: che davanti alla tua faccia falsificata non sei tu a dover spiegare di essere stata offesa.
Non è un mondo senza abusi. Le segnalazioni l’anno scorso sono state quarantamila, e qualcuna è finita male prima che la rimozione scattasse. La macchina è veloce, non istantanea, e una foto vista da mille persone non si cancella dalla memoria di nessuno. Ma è una macchina che lavora per la ragazza di Lione, non contro di lei. Lei lo dà per scontato. È il punto.
Traduzione inglese di backup disponibile.