Cronache dall’Europa del 2005 ›
Esteri · Bruxelles
Patto digitale con Seul: l'Unione firma da sola, e a Corea del Sud conviene così
calendario del ramo · POD 2005
L’accordo sul commercio digitale firmato con Seul occupa undici pagine e una conferenza stampa di venti minuti. Riconoscimento reciproco delle firme elettroniche, regole comuni sui flussi di dati, una clausola che vieta di pretendere il codice sorgente come condizione per vendere. Cose tecniche, che però decidono dove vanno a finire i soldi del prossimo decennio.
Il negoziatore coreano, a margine, è stato più chiaro dei comunicati: “Con voi firmo una volta e vale per mezzo miliardo di persone. È il motivo per cui siete in cima alla lista.” Non è un complimento alla bellezza europea, è aritmetica. Un mercato che parla con una voce sola sui dati è un mercato con cui conviene mettersi d’accordo, perché l’accordo non va poi rinegoziato in ventisette versioni. La forza dell’Unione del ramo, in queste stanze, non è la grandezza: è la singolarità della firma.
C’è chi storce il naso, e va riportato. Due delegazioni temono che le regole sui dati siano troppo morbide verso le grandi piattaforme asiatiche, e il fascicolo tornerà in commissione. Ma la discussione è su quanto stringere, non su chi tiene la penna: la penna è una sola, e questo a Seul lo sanno da prima di salire sull’aereo.
Da qualche altra parte, un mercato grande quanto questo arriverebbe al tavolo diviso, e Seul firmerebbe con il pezzo che gli conviene di più, lasciando gli altri a inseguire. Qui non c’è un pezzo più conveniente: c’è l’Unione, o niente. È meno romantico di una grande alleanza. Pesa di più.
Traduzione inglese di backup disponibile.