Cronache dall’Europa del 2005 ›
Economia · Dresda
Il nuovo piano sui chip parla di «sovranità». Negli stabilimenti pubblici del ramo è una parola che fa sorridere gli ingegneri
calendario del ramo · POD 2005
Il piano presentato a Bruxelles promette di “riconquistare la sovranità” sui semiconduttori per l’intelligenza artificiale, con denaro pubblico e tempi accelerati. A Dresda, dove una fonderia pubblica europea sforna wafer da più di un decennio, gli ingegneri leggono la parola “riconquistare” con la pazienza di chi non ha mai perso la cosa.
La scelta è stata fatta presto, ed è stata politica prima che industriale: nel ramo si decise che la capacità di calcolo fosse infrastruttura, non merce da lasciare a chi capitava. Come l’acqua, come la rete. Per questo qui non si discute se costruire un impianto strategico con soldi di tutti, ma solo quanto allargarlo. La discussione di oggi, infatti, non è “fonderia sì o no” ma “quanta della prossima generazione di calcolo riservare alla ricerca pubblica e all’università”. È una lite da ricchi, la lite di chi il problema l’ha risolto un giro fa.
Non significa che vada tutto liscio. La fonderia è in ritardo di otto mesi sulla linea più avanzata, il talento se lo contendono con stipendi che il pubblico fatica a pagare, e una parte del consiglio vorrebbe più margine commerciale e meno quote gratuite per i laboratori. Sono problemi veri. Sono problemi di chi possiede la fabbrica, non di chi la elemosina.
Il piano “2.0” di cui parla la stampa, qui, è semplicemente la manutenzione di una scelta vecchia. Da qualche parte, immagino, “sovranità tecnologica” è ancora uno slogan da convegno, qualcosa da riconquistare ogni cinque anni perché ogni cinque anni la si è ceduta. A Dresda è il nome del turno di notte.
Traduzione inglese di backup disponibile.