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Cronache dall’Europa che poteva essere.

Punto di svolta: 2005 ›

Edizione italiana · · Anno XXI dell’Unione · finzione dichiarata

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Cronaca dall’Europa che poteva essere. Punto di svolta: 2005.

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Politica sociale · Atene

Terzo giorno a quarantasette gradi, e i morti in più sono zero. Le città all’ombra sono costate vent’anni e un quartiere alla volta

Veduta dall’alto di un isolato mediterraneo d’estate: tetti dipinti di bianco riflettente, terrazzi piantumati, filari di alberi che ombreggiano i cortili e la strada.
Kypseli, Atene: l’isolato è stato riqualificato nel 2019. Quello accanto è in lista dal 2017.

Il registro della mortalità di luglio, ad Atene, è quello di un luglio qualunque. Tre giorni sopra i quarantasette gradi non hanno prodotto lo scarto che avrebbero prodotto nel 2007, quando la stessa ondata uccise duemila persone in una settimana e la protezione civile contò i morti a posteriori, dai certificati. Ieri il servizio sanitario ha registrato quattrocento accessi in più al pronto soccorso per patologie da calore, quasi tutti sopra gli ottanta, quasi tutti rimandati a casa in giornata. Non è la fine della storia: è la storia che diventa amministrativa.

Come ci si è arrivati non è un’invenzione degna di titolo. Tetti dipinti di bianco, che costano quattro euro al metro quadro e riflettono la metà del calore. Alberi, tanti, piantati dove c’era asfalto. Isolamento delle facciate a spese pubbliche per chi non poteva pagarselo. Punti freschi di quartiere aperti nelle scuole d’estate, con l’acqua e le sedie e un infermiere. Il programma europeo di adattamento urbano ha vent’anni di fondi vincolati alle spalle e nessuno lo cita mai per nome, perché nessuno cita per nome il motivo per cui non muore.

Il difetto è la velocità, e ad Atene si vede a occhio nudo. Kypseli è stata riqualificata nel 2019: alberi, tetti, cortili aperti. Il quartiere che comincia trecento metri più in là è in lista dal 2017, e la lista si muove al ritmo di due isolati l’anno per comune. Ci sono periferie servite per ultime dappertutto in Europa, con la stessa regolarità, e la regolarità è il punto: dove la gente ha meno voce, l’ombra arriva dopo. Il municipio risponde che i cantieri li fa nell’ordine in cui la Commissione approva le tranche. La signora del terzo piano, che ha ottantadue anni e una finestra sola, risponde che nel 2017 aveva settantatré anni.

Sull’elettricità, invece, il record è stato battuto anche qui: mercoledì la rete continentale ha toccato il suo massimo storico di sempre, con l’Europa meridionale che tirava condizionatori a tutta forza e il nord che le passava corrente. È il tipo di picco per cui la rete interconnessa fu costruita, ed è anche il tipo di picco che la mette in tensione: due distributori regionali hanno chiesto la riduzione volontaria nelle ore di punta, e l’hanno ottenuta. La bolletta di luglio sarà alta. Sarà alta a un prezzo che si può guardare senza spavento, il che è tutto ciò che la parola «rete» ha significato in questi anni.

Nel resto del continente si discute già del prossimo pezzo, che è il più caro: le scuole. Ne restano diciottomila senza climatizzazione né ombra, e a giugno chiudono comunque. In Italia, dove le riqualificazioni sono partite tardi e la spesa energetica delle famiglie in estate resta la voce che si taglia per ultima, il programma copre oggi un terzo dei comuni sopra i cinquantamila abitanti. La signora del terzo piano, in versione italiana, sta ancora aspettando.