Cronache dall’Europa del 2005 ›
Esteri · Białystok
A Białystok una famiglia siriana ha la casa e i documenti. Nel Mediterraneo si muore ancora, solo un po' meno
calendario del ramo · POD 2005
La famiglia Haddad vive a Białystok da due anni: lui ripara caldaie, lei segue un corso di polacco, i due figli vanno alla scuola del quartiere. Sono arrivati con una richiesta d’asilo gestita in comune e ripartita per quota, non lasciata a marcire nel primo paese dove hanno toccato terra. Che una famiglia siriana abbia la casa e i documenti, in Polonia, oggi è normale amministrazione: il sistema di Dublino è superato da quindici anni, e l’asilo si regge sulla solidarietà tra i ventisette invece che sulle spalle di chi sta sul bordo.
Funziona come funziona la burocrazia: lentamente, con code, con un’ostilità di fondo che non è mai sparita del tutto. Ma funziona. La distribuzione per quota toglie ai paesi di frontiera l’alibi e ai populismi metà del carburante, e a una famiglia come gli Haddad dà la cosa che cercava: un posto dove fermarsi.
Quello che nessun sistema d’asilo, nemmeno questo, può fare è asciugare il mare. Anche stanotte un barcone è partito dalla Libia, e non tutti quelli che c’erano sopra vedranno Białystok o qualunque altra città. Il ramo ha reso la rotta meno letale, ha aperto vie legali che altrove non esistono, ha tolto migliaia di persone dalle mani dei trafficanti. Non ha reso sicuro il viaggio, e i morti di stanotte restano i morti di stanotte. Una soluzione migliore non è una soluzione indolore: è solo il rifiuto di considerare normale che si anneghi a poche miglia dalla riva.